Nutrizione e benessere di Mariella Saudelli

Allarme obesità

EXPO 2015…aiutiamo a nutrire il pianeta..

E’ stato da poco pubblicato il Rapporto Osservasalute 2010 sullo stato di salute e qualità dell’assistenza nelle regioni italiane. In italia risulta che più di 1/3 della popolazione adulta (35.5%) è in sovrappeso e 1 persona su 10 è obesa. In totale il 45.5% della popolazione tra i 18 e 69 anni si trova in una condizione di eccesso ponderale.

Qual è il giusto peso e quanti sarebbero i chili di troppo da perdere?

Recentemente l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità10 ha fissato i nuovi criteri che permettono di classificare l’obesità in base al BMI (body mass index o Indice di Massa Corporea, ottenibile dal rapporto peso e altezza al quadrato-kg/m al quadrato): come limite superiore di normalità è stato fissato un valore di BMI di 24.9, mentre sono state definite Obesità di I, II e III grado quei valori di BMI compresi rispettivamente tra 25 e 29.9, fra 30 e 39.9 e maggiori di 40.

Ciò premesso, va sottolineato che il messaggio da trasmettere è di puntare ad un obiettivo realisticamente perseguibile: si deve mirare non al raggiungimento del cosiddetto peso ideale, numero astratto espressione di calcoli che hanno solo valore statistico ma di quello cosiddetto "ragionevole", intendendo, con tale termine, il peso mantenuto senza sforzo dopo i 21 anni e che permette buone condizioni di salute fisica, psichica e sociale.

E’ stato ormai ampiamente dimostrato che è sufficiente una riduzione del 10-15% del peso iniziale per indurre significativi miglioramenti di ipertensione, diabete e patologie cardiovascolari.

E' importante evitare la sindrome del peso ciclico. È un problema che conoscono bene coloro che si sono sottoposti a ripetute diete dimagranti e dopo aver perso qualche chilo l'hanno rapidamente ripreso appena hanno sospeso la dieta. Questo su e giù del peso, che ricorda appunto il movimento dello yo-yo, è piuttosto pericoloso per la salute; innanzitutto rende sempre più difficile riuscire a dimagrire e inoltre il grasso che viene ogni volta recuperato fa aumentare il rischio di patologie cardiovascolari (infarto, ictus).

Infatti in tutti i regimi dietetici fortemente ipocalorici che provocano un calo ponderale veloce, si assiste a una riduzione non solo di massa grassa ma anche di massa muscolare. Questo meccanismo biologico porta a ridurre il Metabolismo Basale grazie a una sorta di difesa biologica che permette al nostro organismo di adattarsi al basso introito calorico riducendo così il consumo energetico (una legge naturale di sopravvivenza). La restrizione calorica rigida non può essere mantenuta nel tempo e per questo motivo si assiste ad un rapido recupero del peso, innescando un circolo vizioso con un meccanismo mentale e comportamentale di compensazione: la conseguenza è un peso fluttuante o  la cosiddetta sindrome yo – yo. Il recupero di peso superiore a quello di partenza è dovuto proprio alla riduzione del MB quindi alla incapacità del nostro organismo di “bruciare” tutte le kilocalorie in eccesso. E’ importante sottolineare che la maggior parte del “nuovo peso” è essenzialmente grasso e non muscolo: é questo il vero danno al nostro organismo in termini di salute o qualità.

Nel nostro Paese ci sono 16 milioni di persone sovrappeso e 4 milioni di obesi, e il 13%  dei giovani è fuori forma, ci sono 900 milioni di persone che lottano per la sopravvivenza e un miliardo che rischia di morire per il sovrappeso.

E’ sperabile che i politici responsabili della sanità di tutto il mondo si rendano conto che è giunto il momento di passare all’azione subito. La società deve darsi nuove regole e adottare al più presto dei cambiamenti drastici all’alimentazione. Il quadro che si  delinea è a dir poco inquietante: bisogna bilanciare le situazioni adottando gli strumenti che la scienza è in grado di offrire.

Cosa si può fare da oggi al 2015 per correggere la rotta? Expo 2015 non vuole essere una manifestazione fieristica, ma un’occasione per riflettere e proporre nuove strategie su un grande tema di salute pubblica. Sementi più efficienti, razionalizzazione dell’uso dell’acqua, potabilizzazione e, al contempo, un contenimento degli sprechi occidentali. Dopo la II Guerra mondiale c’è stata una corsa all’allevamento intensivo per garantire più proteine a tutti. Oggi, bisogna fare il punto (innanzitutto con la politica) sulle nuove possibilità del comparto agroalimentare perché fame e obesità paradossalmente sono due facce della stessa medaglia.

La nutrizione è un discorso energetico che riguarda tutti, qualcosa che va oltre il benessere perché è alla base della vita.